Ci siamo. E' arrivato il momento di festeggiare. Non parliamo di feste comandate
ma, come tradizione da qualche anno a questa parte, arriva la festa di Paolo
Maldini. Tralasciando il compleanno del 26 giugno, la festa alla quale ci
riferiamo é quella dell'immancabile record al quale il Capitano ti ha abituato.
Cambiano le motivazioni e i numeri ma il protagonista rimane sempre lui. Sui
calendario, quest'anno, la festa è fissata per il 20 gennaio, per celebrare i
vent'anni in prima squadra. Un traguardo straordinario che solo un grandissimo
campione poteva raggiungere in una squadra di livello mondiale come il Milan. A
dicembre i commissari tecnici e i capitani delle Nazionali affiliate alla Fifa,
lo hanno inserito nell'undici ideale del 2004. Era il 1985 quando Nils Liedholm
lanciò a Udine un giovane di soli sedici anni, che portava un nome pesante come
un macigno, II tempo e passato e Paolo è diventato il giocatore simbolo della
storia del Milan collezionando il maggior numero di presenze e il palmares piú
ricco, insieme a Billy Costaturta, per un giocatore rossonero. Noi vogliamo
festeggiarlo in un modo un po' diverso, non parlando di partite e vittorie ma di
allenamenti, quello che é alla base dei tanti successi di Paolo e del Milan di
questi ultimi vent'anni.
Che cosa è cambiato nei metodi di allenamento rispetto
a quando hai iniziato a giocare in prima squadra?
- Il primo ricordo é legato
alla preparazione fisica, costituita per la maggior parte da corse molto lunghe
e lente. All'inizio della preparazione estiva, il pallone non si vedeva almeno
per i primi dieci giorni. Era impossibile ipotizzare un lavoro personalizzato e
individuale, maggiormente dedicato alle caratteristiche fisiche e di ruolo di un
giocatore.
Questa è stata la grossa novità introdotta negli ultimi due anni con
l'avvento di Milan lab?
- Era già qualche anno che si parlava di una possibilità
di questo genere, visto che non tutti i giocatori hanno caratteristiche uguali.
E' come se tu allenassi una squadra di atletica come se fossero tutti dei
velocisti: in realtà hai diverse specialità da preparare come il fondo, il
mezzofondo, i lanci.
Milan tab ha ottimizzato questo progetto e reso organica
questa idea. Allenamenti più divertenti, quindi.
- Le sedute adesso sono molto
più lunghe, ma anche molto più variate. Ad inizio stagione il pallone lo vediamo
e tocchiamo fin dal primo giorno. E' un metodo molto efficace, grazie al quale è
più facile mantenere una buona condizione per tutta la stagione.
Altri
cambiamenti rispetto ai tuoi inizi?
-l'allenamento defaticante all'inizio non
esisteva nelle nostre tabelle. Abbiamo cominciato ad adottarlo all'inizio
dell'era Sacchi nel 1987, quando facevamo 10 minuti di corsa lenta. Adesso la
corsa non é nemmeno prevista dal programma, si lavora solo sugli addominali e
sulla forza in palestra. Hai sempre detto che la molla che ti ha spinto in tutti
questi anni è stato l'entusiasmo, la passione e il continuare a divertirti anche
alienandoti.
Ti diverti anche adesso, nonostante le tante partite e gli
allenamenti sempre più diradati?
- Sono obiettivi diversi. In allenamento devi
far fatica tutta la settimana per arrivare in buone condizioni alla partita
della domenica. Con la partita devi dimostrare di aver lavorato bene. Poi hai lo
stadio, la gente... l'emozione è sempre forte ad ogni partita.
Le maggiori
innovazioni sono arrivate in questi ultimi tre anni?
- Credo che la prima grande
innovazione sia arrivata con l'avvento di Arrigo Sacchi. Poi ad ogni stagione e
ad ogni allenatore si è sempre aggiunto qualcosa di nuovo. Milan tab è un
progetto più definito e soprattutto strutturato per durare nel tempo.
Quanto è
cambiato il modo di alimentarsi?
- Le diete cambiano ogni tre o quattro anni.
Quella che va bene adesso, sono sicuro che nel giro di qualche tempo verrà
cambiata radicalmente.
E allora?
- Per non sbagliare, mangio sempre quello che
mi va: sono abbastanza regolare, alterno pasta e carne. Devo confessare che non
ho mai seguito molto le diete proposte, visto che comunque rientro sempre nei
parametri fissati come numero di calorie.
La cosa più strana che ti hanno
proposto di mangiare?
- ln questo momento è il pane senza lievito. Non riesco
nemmeno a considerarlo pane. E' qualcosa di immangiabile che si attacca al
palato. Inoltre mi hanno proposto molte volte di far colazione al mattino ma io
non l'ho mai fatta, il mio metabolismo é fatto così, non sono riusciti ancora a
convincermi in vent'anni.
Ha suscitato curiosità il fatto che a fine partita vi
viene suggerito di mangiare, tra le altre cose, pasta o dolci.
- E'
un'iniziativa che credo sia positiva. Ti toglie quella fame tremenda che hai
sempre a fine partita. Inoltre se giochi fuori casa fa ancora più piacere perché
a volte arrivi a mangiarti un panino, magari anche duro, a due ore dalla fine
della partita.
La cosa migliore negli allenamenti?
- il pallone. E' l'oggetto
magico del calcio, senza pallone è un altro sport. Le sole sedute atletiche sono
anche piacevoli perché hai la possibilità di misurarti con te stesso e
migliorare il tuo stato di forma. Restare troppo tempo senza il pallone è
difficile.
Torniamo a Milan Lab. Tutto lo staff dice che il tuo apporto è
preziosissimo e importante.
- Come dicevo prima, è un progetto nuovo e
ambizioso. Viste le finalità, era importante cercare di dare subito la nostra
più totale collaborazione per cercare di ottenere dei risultati importanti.
Credo si possa essere soddisfatti e abbiamo ulteriori margini di miglioramento.
Un progetto importante e vincente.
- Lo dicono i risultati, ma credo sia
importante sapere che dietro Milan Lab lavora uno staff di persone serie e molto
preparate che hanno permesso lo sviluppo e il miglioramento di questa
iniziativa. Dai fisioterapisti ai preparatori che ci seguono quotidianamente,
fino a tutto lo staff che lavora all'elaborazione dei dati acquisiti durante i
test e le partite. Corsi e ricorsi storici: la partita dei vent'anni la
festeggerai di nuovo contro l'Udinese.
Ricordi ancora l'emozione dell'esordio?
-
Me l'hanno chiesto talmente spesso che non posso fare a meno di dimenticarlo. E'
una bella cosa, che mi resterà per sempre. E poi è facile ricordarla perché è
sempre la stessa emozione che provo ogni volta che entro in campo.